Dietro è la casa, davanti a noi il mondo…
…la vita di una coppia di educatori, una cagnolina gelosa ed un gattino mangione…
…la vita di una coppia di educatori, una cagnolina gelosa ed un gattino mangione…
17 gennaio 2010
Danilo Dolci nacque come poeta, operò come animatore sociale e morì come educatore.
Non gli piaceva la parola “massa”, dal greco maza, cioè pasta, una materia informe facile da manipolare. Preferiva “persona” che oltre al significato greco di maschera ha quello latino di per-sonare, “suonare attraverso”. La rivoluzione non-violenta di Danilo Dolci, dunque, tenne in conto anche il lessico: preferiva educatore a maestro, studente ad alunno, gruppo a classe, scienza dell’educazione a pedagogia.
Pensava che per avere un mondo diverso bisogni prima di tutto sognarlo e guardarlo con occhi diversi.
“C’è chi insegna guidando gli altri come cavalli passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato.
C’è chi insegna lodando quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere l’assurdo che è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo
ma cercando di essere franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato”
(Danilo Dolci)
giovedì 25 febbraio 2010 - 22:29
Segnalo questo sito curato dal saggista Gaetano G. Perlongo: “Danilo Dolci. Fare presto (e bene) perché si muore” – http://www.inventareilfuturo.com