Ciascuno cresce solo se sognato

Danilo Dolci nacque come poeta, operò come animatore sociale e morì come educatore.

Non gli piaceva la parola “massa”, dal greco maza, cioè pasta, una materia informe facile da manipolare. Preferiva “persona” che oltre al significato greco di maschera ha quello latino di per-sonare, “suonare attraverso”. La rivoluzione non-violenta di Danilo Dolci, dunque, tenne in conto anche il lessico: preferiva educatore a maestro, studente ad alunno, gruppo a classe, scienza dell’educazione a pedagogia.

Pensava che per avere un mondo diverso bisogni prima di tutto sognarlo e guardarlo con occhi diversi.

“C’è chi insegna guidando gli altri come cavalli passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato.
C’è chi insegna lodando quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere l’assurdo che è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo
ma cercando di essere franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato”

(Danilo Dolci)

Tempo di potatura

Stamattina c’è un gran fracasso qua fuori e da brava ficcanaso mi sono affacciata al balcone per vedere cosa stanno facendo… potano gli alberi, segno che anche loro tra poco si devono svegliare e prepararsi a germogliare… non vedo l’ora…


Continuità

Niente è mai veramente perduto, o può essere perduto,
ispirazione zenNessuna nascita, forma, identità – nessun oggetto del
mondo.
Nessuna vita, nessuna forza, nessuna cosa visibile;
L’apparenza non deve ostacolare, né l’ambito mutato
confonderti il cervello.
Vasto è il Tempo e lo Spazio, vasti i campi della Natura.
Il corpo, lento, freddo, vecchio – cenere e brace dei
fuochi d’un tempo,
La luce velata degli occhi tornerà a splendere al
momento giusto;
Il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e
meriggi;
Alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della
primavera,
Con l’erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.

Walt Whitman

Strade…

Tre anni fa cominciai il lavoro convinta che non si dovevano levare i ragazzacci dalla strada,
erano le strade semmai, a dover essere restituite ai ragazzini… più sicure e più verdi.
La politica non ci è stata certo d’aiuto, i finanziamenti lasciamo perdere e le scuole sempre più in crisi, nemmeno.
Ed io me ne infischio.
Perché oggi guardavo le strade e pensavo a tutti i ragazzi che abbiamo perso, in un modo o nell’altro… e a tutti quelli che si sono salvati, sempre in un modo o nell’altro.
E c’erano le lingue diverse, le mamme prostitute, i tossici, gli spacciatori, i ladri e i galeotti.
E c’erano i giardini e le vie, le strade e i bar… e se facevi qualche giro li trovavi sempre.
Perché se vivi in strada è lì che ti cercano.
E’ dalle strade che bisogna partire quindi, ed è li che bisogna tornare.
Di questo, ne sono ancora convinta oggi.
Un saluto a tutti i ragazzini che oggi mi sono venuti a salutare ed uno ai colleghi che mi hanno sopportata per tre anni.

“Preferisco un gendarme
che parla della propria vita
a un filosofo
che parla della vita”

(Camillo Berneri, 1935)

foto ricordo

Faccio fagotto

Torino
E’ arrivato il tempo di svuotare i cassetti e riempire le valige, il momento delle foto da portare via, delle persone da salutare e così via. Ho fatto male a rimandare i saluti all’ultimo perché adesso non avrò il tempo da dedicare a tutti… Che poi non servirebbe salutare chissà come, visto che non sto andando a fare la ricercatrice in Amazzonia ma solo a Milano (ricercatrice sì ma di un lavoro).
Eppure ogni scelta ha bisogno dei suoi capitoli per sentirsi tale. Ogni decisione urge distanziarsi dal vecchio per aprirsi al nuovo. Così ti ritrovi a pensare di dover organizzare serate e aperitivi e feste e qualsiasi idea siano sinonimo di saluto “con tutti”… pure con il tappezziere della tua via solo perché ti conosce da una vita.
Matta.
L’ arrivederci che genera le distanze, parte prima di tutto da sé stessi.

monaco che fa le valige